A circa 2 km dal centro del paese, sorge, ormai diroccata, una chiesetta rurale dedicata a San Vito, Sant’Uìte, un piccolo santuario che, dal XV al XVIII secolo, divenne il punto di riferimento religioso per la baronia di Faeto, Celle di San Vito e Castelluccio Valmaggiore. Il documento più antico, autentico, che parla della chiesetta di San Vito è la Bolla di Pasquale II (1100) che si conserva nell’archivio delle Cattedrale di Troia; è poi menzionata in un documento di papa Innocenzo III del febbraio del 1212. Fino alla fine degli anni ‘50 il santuario era custodito da un eremita che aveva alloggio sul lato sinistro dell’edificio. Era meta di pellegrini soprattutto nel mese di giugno, in occasione della festività di San Vito. La chiesa, posta sul tracciato romano dell’antica Via Traiana, è composta da due corpi di fabbrica: il primo costituisce la chiesa rurale, mentre il secondo, articolato in due distinti locali, ospitava probabilmente la sagrestia e un deposito, detto “casa dell’eremita”. Per decenni la piccola chiesa, oggi recuperata, è stata un rudere, che però nel tempo ha perso gran parte dei suoi caratteri, come per esempio lo straordinario rosone in pietra viva che decorava la piccola facciata, trafugato anni fa da ignoti.