La storia di Celle di San Vito, il comune più piccolo della Puglia, comincia nel Medioevo, quando un gruppo di monaci sceglie questo sito, in prossimità della confluenza del torrente Freddo con la valle del Celone, per creare un “cenobio”, con semplici “celle” di pietra, dove pregare e riposare durante i mesi più caldi. Da queste celle prende nome il villaggio che, secoli più tardi, sarebbe diventato un paese vero e proprio. Il destino di Celle cambia con gli Angioini, nel XIII secolo. Dopo la vittoria sugli Svevi, nella battaglia di Benevento del 1266, Carlo I d’Angiò consente ai suoi soldati mercenari di stabilirsi presso le cellette dei monaci situate alle pendici di monte San Vito e così, col tempo, nasce un borgo nuovo, che porta con sé un’eredità unica: lingua, tradizioni e atmosfere provenzali.
Per secoli Celle di San Vito vive all’ombra della baronia della Val Maggiore, insieme a Faeto e ad altri paesi vicini. È terra di signori potenti, contesa dai Carafa e dai Caracciolo, attraversata da pastori e viandanti lungo i tratturi che conducono al Tavoliere. Dopo la fine del feudalesimo e la conquista dell’autonomia comunale, il Novecento vede il lento spopolarsi del borgo, ma nonostante il calo demografico, ancora oggi Celle non ha smesso di custodire la sua identità.